Monte Minoja

Il Monte Minoja guarda l’omonima bocchetta da Sud, e domina la parte più settentrionale del “Grande Est di Devero” col suo fianco ripidissimo e dirupato, rimanendo accessibile dal versante Formazzino. La salita in vetta è piuttosto faticosa, ma corona una gita di sicuro interesse paesaggistico, ad uno storico crocevia tra territori Ossolani, Svizzeri e Walser tuttora battuti e curati.

Lasciata l’automobile dopo la prima galleria che porta a Devero, seguo il sentierino a sinistra fino alla mulattiera che sale da Goglio: a Devero prendo subito a destra il sentiero nel lariceto per Crampiolo (1h 20′). Sosto al fontanile a riempire le borracce, scambiando due parole con un’anziana, mentre varie forme [Bettelmatt del Sangiatto] vengono spostate da una cantina di servizio alla latteria nuova. Riparto seguendo il cartello indicatore per Alpe Forno, e costeggio Codelago a destra rimanendo sulla trattorabile, che sbuca nella sempre pitoresca valletta del Canaleccio. Si incrociano vari ciclisti. Nella baita a quota 1900 mt, dalla porta socchiusa si intravvede il formaggio [Bettelmatt del Forno] che stagiona, e un ragazzo che accudisce le forme. Dopo gli ultimi tornanti in salita, percorsi ancora all’ombra, esco sui prati soleggiati dell’Alpe Forno, tra i rumori del lavoro che ferve alla casera, i gruppetti di escursionisti in discesa dalla Formazza, e un grato venticello che allevia il caldo della giornata! (1h 45′ – 3 h 5′). Dopo una pausa mi avvio con calma (dato che ormai cammino in pieno sole) verso la Bocchetta di Scatta e Minoja, da cui ancora qualcuno scende (1h 10′ – 4h 15′). Qui mi fermo giusto il tempo per consultare il GPS e decidere il da farsi: la traccia girerebbe sul fianco ENE del monte (Formazza), dal momento che il dirupato versante Ovest (Devero) è inaccessibile e la cresta Nord affilata, e difatti in direzione Sud ravviso un ometto, primo di una serie che seguo per una ventina di minuti. In seguito, sembrandomi che gli ometti devino troppo a sinistra senza guadagnare quota, proseguo dritto e leggermente a destra (SSO) alzandomi gradualmente su sfasciumi stabili. Proseguo lentamente, vuoi per la dimensione delle pietre, vuoi per dosare le energie sotto il sole, vuoi per la mancanza di segni e la scarsità degli ometti (che di tanto in tanto comunque ritrovo, non avendo deviato più di tanto dalla traccia), con la conseguente necessità di consultare sovente il GPS. Aggiro a sinistra due risalti rocciosi, non troppo alti nè estesi, c’è un passo scomodo su terreno friabile e un passaggio più ripido in cui mi aiuto con le mani, sotto lo sguardo vigile di alcuni stambecchi (il cui capo di tanto in tanto sbuffa al mio indirizzo…); quindi sotto la cresta, a metà circa tra la cima Sud [2800] e l’anticima Nord [prospicente alla bocchetta], ritrovo una serie evidente di ometti che conducono (sempre verso Sud, versante Formazza) su una cornice di erba e roccette. Qui il passaggio è leggermente esposto, ma sufficientemente largo e su terreno asciutto e stabile, qundi sotto la cima devio a destra attraverso un varco tra le rocce che porta ad un punto finalmente accessibile del versante Devero, e girando a sinistra all’ometto di vetta (1h 5′ – 5h 20′). La sosta è breve, perchè è passata l’una e non c’è nessuno su questo monte nè sui vicini Pizzi della Satta: tra l’altro la salita disagevole non fa prevedere un rientro celere. Scendo dapprima per roccette sul cornicione segnato dagli ometti (e sul quale avevo lasciato i bastoni a ulteriore riferimento), quindi seguo grosso modo il percorso fatto in andata tra i massi (che posso rintracciare sulla traccia GPS appena registrata), stando leggermente più a sinistra e puntando a Nord, evitando di perdere quota per almeno mezz’ora: dall’alto mi accorgo poi che, in corrispondenza dei risalti incontrati salendo, li si può aggirare anche puntando più decisamente verso la bocchetta, sempre però con cautela. Quando il Bivacco Conti riappare in vista, posso infine completare la discesa senza più sostare a verificare la posizione GPS (1 h – 6 h 20′). Il Bivacco è in discrete condizioni, il quaderno testimonia pochi ma recenti pernotti, sosto per una mezz’ora per rifocillarmi poi scendo con calma all’Alpe Forno (50′ – 7h 10′) e, sempre per la via d’andata che è la più breve, a Crampiolo (1h 20′ – 8h 30′). Adesso, specie dal bivio per Pianboglio in giù, incontro tanti gruppi di turisti!
Dopo una lunga pausa e una merenda a base di yougurt, scendo a Devero sulla gippabile (30′ – 9h), bevo un caffè e ritorno al posteggio via mulattiera (30′ – 9 h 30′).

Consigli utili

Il percorso da Devero (o Goglio) alla Bocchetta di Scatta-Minoja è prevalentemente all'ombra e su ottimi tracciati ma comunque lungo e in salita: richiede quindi una sensata scelta della stagione o dell'orario di partenza. Fino all'Alpe Forno ci si può rifornire d'acqua, stando però attenti a scegliere una fontana non riservata al bestiame, che è numeroso su tutto il percorso da Giugno a fine Agosto. La salita al Monte Monoja, a dispetto del dislivello contenuto (350 mt dalla bocchetta) è faticosa perchè tutta su sfasciumi: aiutarsi con le mani è quindi conveniente (da qui la classifica prudenziale "F") anche se non essenziale per tutti. Il percorso poi è scarsamente segnato (solo pochi ometti), ha un passaggio obbligato lievemente esposto e non è visibile sul terreno sassoso (pur essendo registrato a GPS): tutto ciò rende necessarie ottime condizioni meteo per salire in sicurezza e calzature (alte o leggere che siano) con una buona suola antiscivolo. Stante otttima visibilità e sicurezza nel muoversi su pietraie è possibile scendere al versante Formazzino, ritrovando i sentieri che collegano il Lago del Vannino con il Lago del Busin.